Tutto è iniziato parlando con amici di quello che stavano facendo nell'ultimo periodo, poi il discorso, come spesso accade alla soglia dei trent'anni, andò a finire sul lavoro. Mi resi conto, in quel momento, che quasi la totalità delle persone con cui stavo parlando erano laureate, ma di lavoro facevano tutt'altro. Cercai allora di capire da cosa fosse dettata la loro condizione: se da pigrizia, da mancanza reale di possibilità e comunque prendevo in considerazione solo la possibilità che in qualche modo fossero costretti a fare qualcosa diverso da quello per cui avevano investito anni della propria vita. La mia curiosità, da coetaneo, lavoratore precario e studente aumentava. Iniziai a coinvolgere allora amici di amici con cui parlai per i primi 3 mesi e intanto il mio progetto prendeva forma. La realtà che mi si presentava davanti era molto più complessa di quello che pensassi. Alcuni di loro avevano intrapreso quel lavoro in attesa di trovare qualcosa che fosse inerente al loro percorso di studi, altri invece, con un pò di stupore da parte mia, avevano scelto consapevolmente una strada diversa e consideravano quello che avevano studiato un bagaglio culturale importante, ma non la loro professione. Una cosa accomunava però tutti quei ragazzi, la volontà di non rimanere passivi al momento difficile che la società contemporanea sta attraversando, disposti anche a sacrifcare i sogni pur di essere indipendenti. 

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